Nel 1951 la Radio italiana chiese agli autori più noti di presentarsi a una trasmissione in cui chiarire le ragioni della propria attività letteraria fingendo di intervistare se stessi. Qui presento uno stralcio (due domande e due risposte) che Ungaretti fornì in quell'occasione.
D.: Vuole dirci, caro Ungaretti, il suo pensiero nei riguardi degli autori che affermano la necessità inderogabile di stabilire un equilibrio fra espressione artistica e attività sociale?
R.: Non sono i fatti esterni che fanno lo scrittore o il poeta: è l'autore che giudica mediante la propria opera tali fatti, dai quali, se è vero autore, non potrà mai essere determinato. Certo, per natura, ogni uomo, e l'autore, è nella storia e non fuori della storia; ma se un autore non riesce nella propria opera ad esprimerla, la storia, e a darle l'impronta della sua personalità, è un autore secondario, del quale la storia non terrà conto. Uno scrittore, un poeta, è sempre, secondo me, engagé: impegnato: impegnato a fare ritrovare all'uomo le fonti della vita morale che le strutture sociali, di qualsiasi costituzione siano, hanno sempre tedenza a corrompere e a disseccare.
...
D.: Quale dunque, per concludere, lo sforzo perenne della poesia?
R.: La poesia riafferma sempre, è la sua missione, l'integrità, l'autonomia, la dignità della persona umana. Se essa giungesse un giorno a vincere la sua battaglia, se arrivasse a salvare finalmente l'anima umana, se un giorno nell'unità delle fedi, il primato dello spirito venisse da tutti ammesso come regola fondamentale d'ogni società, la poesia avrebbe vinto la sua battaglia, e le difficoltà morali che hanno sempre tragicamente diviso l'umanità, sarebbero finalmente sciolte.
Erano altri tempi. C'era un Italia perennemente in guerra e/o da ricostruire. Quella politica era probabilmente l'unica filosofia che si prendeva tutte le attenzioni della gente di allora, dopo la questione umanitaria e della sopravvivenza. Il tutto era legato a dei valori di regole (vedi il senso del rispetto) che tutt'oggi sono andate scemando.
Oggi, secondo me, la poesia è alla portata di tutti, data l'ampiezza di cultura che abbiamo in bagaglio (basta solo aver voglia di leggere-studiare) e il gran numero di persone che si cimentano a descrivere le proprie emozioni, senza tralasciare l'enorme quantità di mezzi a disposizine per scrivere. E non si parla più di politica o di guerra o di sociale, non è più priorità per quanto sia importante parlarne. Il periodo storico che stiamo vivendo ci sbatte in faccia i disagi interiori, ci mette in imbarazzo con le nostre fragilità. E di questo parliamo-scriviamo.
Cosa rende un scrittore di poesia un Poeta? Sempre secondo me è l'originalità del suo scrivere, che parli di amore o di dentrificio. Sensibilità e originalità e ... una buona dose di soldi e conoscenze per pubblicizzare come si deve i propri testi.
Erano altri tempi. C'era un Italia perennemente in guerra e/o da ricostruire. Quella politica era probabilmente l'unica filosofia che si prendeva tutte le attenzioni della gente di allora, dopo la questione umanitaria e della sopravvivenza. Il tutto era legato a dei valori di regole (vedi il senso del rispetto) che tutt'oggi sono andate scemando.
Oggi, secondo me, la poesia è alla portata di tutti, data l'ampiezza di cultura che abbiamo in bagaglio (basta solo aver voglia di leggere-studiare) e il gran numero di persone che si cimentano a descrivere le proprie emozioni, senza tralasciare l'enorme quantità di mezzi a disposizine per scrivere. E non si parla più di politica o di guerra o di sociale, non è più priorità per quanto sia importante parlarne. Il periodo storico che stiamo vivendo ci sbatte in faccia i disagi interiori, ci mette in imbarazzo con le nostre fragilità. E di questo parliamo-scriviamo.
Cosa rende un scrittore di poesia un Poeta? Sempre secondo me è l'originalità del suo scrivere, che parli di amore o di dentrificio. Sensibilità e originalità e ... una buona dose di soldi e conoscenze per pubblicizzare come si deve i propri testi.
Un caro saluto.
Ti ringrazio per il tuo intervento, che condivido in pieno. Buona domenica.
Erano altri tempi. C'era un Italia perennemente in guerra e/o da ricostruire. Quella politica era probabilmente l'unica filosofia che si prendeva tutte le attenzioni della gente di allora, dopo la questione umanitaria e della sopravvivenza. Il tutto era legato a dei valori di regole (vedi il senso del rispetto) che tutt'oggi sono andate scemando.
Oggi, secondo me, la poesia è alla portata di tutti, data l'ampiezza di cultura che abbiamo in bagaglio (basta solo aver voglia di leggere-studiare) e il gran numero di persone che si cimentano a descrivere le proprie emozioni, senza tralasciare l'enorme quantità di mezzi a disposizine per scrivere. E non si parla più di politica o di guerra o di sociale, non è più priorità per quanto sia importante parlarne. Il periodo storico che stiamo vivendo ci sbatte in faccia i disagi interiori, ci mette in imbarazzo con le nostre fragilità. E di questo parliamo-scriviamo.
Cosa rende un scrittore di poesia un Poeta? Sempre secondo me è l'originalità del suo scrivere, che parli di amore o di dentrificio. Sensibilità e originalità e ... una buona dose di soldi e conoscenze per pubblicizzare come si deve i propri testi.
Un caro saluto.
Sicuramente, oggi, la poesia è alla portata di tutti, come dice giustamente fb. Ci sono tutti i mezzi per poterla realizzare, e l'originalità di ognuno, unita alla sensibilità sono gli ingredienti giusti. Ma se non si possiede quel certo non so che, di misterioso e indefinito, che ci porta ad avere una visione poetica in tutte le cose che facciamo, possiamo scrivere quanto ci pare ma di certo non si tratta di poesia. Il vero Poeta, secondo me, nasce già così, anche se a volte non è neppure consapevole.
Possiamo ancora
definire il poeta? Il poeta ha un ruolo
oggi? Oppure possiamo dirci
soltanto scrittori? Chi è e che cosa fa oggi
il poeta?
È un po' come chiedere se esistono oggi il cane o la formica, se hanno un ruolo
e possono chiamarsi cane e formica o devono chiamarsi animali. Il poeta, il
narratore, il drammaturgo, sono tutti scrittori, il poeta fa oggi quello che ha
sempre fatto nella storia: è un uomo che vive nel suo tempo e nel suo tempo
scrive e pubblica opere di poesia, e cerca di farlo con tutto l'amore e la
verità possibili. I ruoli sociali sono cambiati molte volte nella storia e
cambieranno ancora, tutti vorremmo che la poesia contemporanea avesse maggiore
visibilità, e per questo ognuno lavora come può, ma se guardiamo
all'essenziale, il poeta più che un ruolo ha un compito, una responsabilità
verso la sua opera, ed è questa se mai, che deve dimostrare nel tempo, di
meritare un ruolo.
I nuovi testi poetici
non funzionano bene sul mercato editoriale. I numeri delle vendite dei libri di
poesia contemporanea sono molto bassi. Contemporaneamente, sono cresciute per
numero le letture di poesia dal vivo; come esiste già un discreto numero di
siti web che veicolano la poesia. Quali sono attualmente i mezzi e gli spazi
della poesia?
I mezzi e gli spazi sono i più svariati e vanno tutti bene, purché non si perda
di vista il punto fondamentale, la poesia sta nei libri. Si fanno le letture, i
festival, i siti internet, per diffondere la poesia, perché un pubblico sempre
più vasto possa incontrarla. Vanno benissimo anche le riviste on line, le
antologie scaricabili su internet, e tutte le occasioni in cui la poesia
incontra il pubblico, ma sono appunto mezzi e spazi, il luogo vero della poesia
è ancora il libro. E' sperabile che una riconquistata familiarità con la poesia
e i poeti, farà nascere attenzione, curiosità e preferenze, dando vita
naturalmente ad un pubblico di lettori.
Qual è il senso
ultimo, la missione della poesia?
È una domanda imbarazzante, non si può rispondere senza sentirsi in qualche
modo inadeguati. Il senso della poesia forse è proprio trovare senso, farlo
insieme antico e nuovo, mettere l'uomo di fronte a se stesso e a ciò che è
smisurato. L'arte in genere, non solo la poesia, raggiunge il suo punto più
alto quando è insieme profondamente umana e disumana. Ma tutto mi suona un po'
retorico, ti dirò la prima cosa che ho pensato leggendo questa domanda: La
Divina Commedia, ciò che riesce a fare e ad essere, è il senso ultimo e la
missione della poesia.
VICTOR GISCHLER
E che mi dici della poesia? Perché così tanti vogliono scriverla quando
sono così pochi a leggerla?
In troppi pensano che la poesia non richieda molta fatica, che basti attingere
ai propri sentimenti più profondi, trascriverli con un po’ di a capo, e hai già
una composizione. Al contrario, i
bravi poeti, i veri maestri, hanno il pieno controllo della lingua in tutte le
sue forme. Ricordi quella poesia di Ezra Pound? In una stazione del
metro. Sono solo due versi ("L’apparizione di questi volti nella folla;
Petali su un umido, nero ramo"), ma Pound li ha sudati.
Grazie per i vostri contributi e chiarimenti, grazie anche per il tono adeguatissimo con cui affrontate questioni così importanti - sicuramente da condividere, visto che parteciapiamo alla scrittura di testi, fregiandoci o meno del discutibile termine di poeti. Sono pienamente d'accordo con gli interventi da voi prodotti, ma pure un'obiezione vorrei sollevarla, non per provocare o contraddire, quanto piuttosto per dare al discorso una caratterizzazione. Guardando il mondo d'oggi, mi sembra una situazione da "ricostruzione": Ungaretti diceva quelle cose nel 1951, poco dopo una devastante guerra, ma oggi, al di là della diversità del paesaggio (non ci sono macerie di polverose città rase al suolo e cadaveri ancora dissepolti), non vi sembra che siamo davvero di fronte a un mondo da ricostruire e che le arti (la poesia per prima) possono partecipare a contribuire a migliorare? La lotta è dura, specie contro i mass-media e chi li gestisce, ma pure resta un ruolo da dare alla poesia: spetta a noi attribuirlo, piccoli o grandi poeti che siamo, con valori, debolezze, idee... L'importante è l'idea, non tanto chi la porta avanti: ciascuno di noi può contribuire a rfforzare il valore e l'incidenza della poesia.
Con la
scoperta dell’io interiore, dalla seconda metà del secolo scorso la poesia ha
assunto connotazioni introspettive e la conseguente esaltazione dei sentimenti
e degli stati d’animo. Il dolore, la gioia, la rabbia, la frustrazione, la
desolazione, la solitudine, l’angoscia, l’impotenza, la perdita, il conflitto ….
(impulsi, emozioni e passioni umani), hanno incentrato la poesia veicolandola come
mezzo – strumento per la conoscenza e approfondimento di se stessi.
Questa
trasposizione della poesia (dall’esterno verso l’interno, dall’universalità
della natura umana all’atomo centrale dell’uomo, l’io), ha rinchiuso la poesia
in un mondo privato e unilaterale: l’uomo come fulcro e inizio e condizionamento
del mondo circostante.
La poesia sta
attraversando il suo periodo più buio. Essa è confinata dentro se stessa in un’
autocelebrazione continua, edonistica ed egoistica, ed ha escluso il rapporto
verso l’esterno, ha escluso il confronto e l’inserimento vitale con la natura
intera.
L’uomo non
esiste senza il supporto esterno, ma l’esterno esiste senza l’uomo.
Di
conseguenza risulta che la poesia (odierna o moderna) è stata marginalizzata.
Il suo è un
periodo di transizione, importante e necessario come tutti i periodi vissuti
dalla poesia.
Sarà
ricordato come il periodo dell’autoconsapevolezza poetica ma il suo valore non
potrà essere capito e ottimizzato finché non sarà esteso verso l’esterno, ossia
liberato, accostato e pratico con l’universalità, quell’interezza formata dal
cosmo intero e dalle passioni umane.
Quando
avverrà l’accettazione e l’integrazione di queste due componenti avremo la
poesia come espressione libera ai massimi livelli.
carmvalendino wrote: Grazie per i vostri contributi e chiarimenti, grazie anche per il tono adeguatissimo con cui affrontate questioni così importanti - sicuramente da condividere, visto che parteciapiamo alla scrittura di testi, fregiandoci o meno del discutibile termine di poeti. Sono pienamente d'accordo con gli interventi da voi prodotti, ma pure un'obiezione vorrei sollevarla, non per provocare o contraddire, quanto piuttosto per dare al discorso una caratterizzazione. Guardando il mondo d'oggi, mi sembra una situazione da "ricostruzione": Ungaretti diceva quelle cose nel 1951, poco dopo una devastante guerra, ma oggi, al di là della diversità del paesaggio (non ci sono macerie di polverose città rase al suolo e cadaveri ancora dissepolti), non vi sembra che siamo davvero di fronte a un mondo da ricostruire e che le arti (la poesia per prima) possono partecipare a contribuire a migliorare? La lotta è dura, specie contro i mass-media e chi li gestisce, ma pure resta un ruolo da dare alla poesia: spetta a noi attribuirlo, piccoli o grandi poeti che siamo, con valori, debolezze, idee... L'importante è l'idea, non tanto chi la porta avanti: ciascuno di noi può contribuire a rfforzare il valore e l'incidenza della poesia.
Credo che per certi versi tutti quelli che si cimentano con la poesia, professionisti o semplici amatori, stiano contribuendo alla "rinascita" del nostro mondo. L'inclinazione dell vita moderna è quella del superficiale, incentrata sull'apparenza e sulle ideologie fini al benessere dell'immediato. Chi cerca di scrivere versi prova a proporre qualcosa di diverso, qualcosa che scaturisce dal profondo. Sentimenti, ideali, paure, sogni...hanno preso il posto dei messagi politici di qualche anno fa. Magari tra un paio di decenni o forse prima ci troveremo a scrivere della carenza d'acqua o del petrolio che si è esaurito o del mare che ha sotterrato le pianure della costa italiana o delle temperature "very hot" che ci renderanno schiavi della crema solare anti-radiazioni.
Ogni tanto ritorno tra voi...ogni tanto perchè avendo una bimba piccola non ho più molto tempo per me...comunque leggendo questa discussione vorrei dire il mio umile pensiero:
Ma la poesia deve avere una missione?Il poeta non è mica un missionario no?
La poesia ha un senso?La poesia ha molti sensi, per esempio farci emozionare, materializzare concetti a cui magari prima non avevamo posto attenzione e allora ecco che dici: "Cavolo ma lo sai che è vera stà cosa?" naturalmente questi sono alcuni dei sensi che può trovare il lettore di poesia leggendo.
Il poeta, invece,non è detto che quando scrive debba avere un senso o una missione, non è detto che pur avendo piena padronanza di linguaggio come Pound sudi per scrivere i versi, credo invece sia proprio il contrario il poeta non suda affatto per scrivere,li scrive come gli sgorgano dal cuore perchè, sempre secondo me e secondo la mia umile esperienza, la poesia è un fatto istintivo, naturale e anche un dono, è come se qualcuno o qualcosa ti sussurrasse all'orecchio le giuste parole e ti facesse vedere le cose del mondo sotto una luce diversa invisibile agli altri e così che tu cogli la bellezza e l'emozione la dove gli altri non la vedono affatto.
Se poi vogliamo insistere sul "sudare" io direi invece che non è proprio un sudare nel senso che stai li per mettere insieme due parole con il libro di grammatica sul tavolo, è un sudare che riguarda più l'anima perchè poi fondamentalmente il poeta è anche un coraggioso in quanto mette a nudo se stesso la propria anima davanti al mondo, spesso è la sofferenza che detta i versi più belli, non la grammatica, lo stile etc.etc.
Non s'impara a scuola la poesia, nè lo stile, nè la bellezza,scusatemi ragazzi, ma o la hai dentro o niente hai voglia di studiarti vocabolari e grammatiche!
Ritornando alla missione della poesia se proprio ne dobbiamo trovare una...bè forse è semplicemente quella di essere in alcuni di noi, tra noi, per svelarci altre dimensioni a chi sa coglierle perchè poi non è neppure vero che la poesia è per tutti è per chi la sa vedere ed ascoltare e allora è lei che ti viene a prendere senza forzature e strani studi grammaticali,è lei che ti porta come un vento anche nei percorsi della storia.
che missione può avere la poesia? è come la preghiera nel momento stesso che la caratterizzi ne hai perso il valore vero, che è quello del contatto con l'anima...purtroppo troppo spesso vogliamo connotarla in un ambito puramente sterile, perchè fa paura la sua forza, quindi come uno straccetto la mettiamo ad asciugare tra i nostri panni più o meno puliti. La poesia è un'onda che avvolge e infrange nel nostro cuore, la poesia si uccide se appena appena la sfioriamo è una farfalla di mille colori
Comprendo bene tutte le vostre obiezioni e idee al riguardo, ciascuno ha la sua opinione fondata sul proprio essere, sulle proprie esperienze e ciascuno scrive per uno scopo, qualunque poi questo sia. Per quanto riguarda il mio pensiero, e so che mi si potrebbe contraddire, ritengo che sia il poeta che la poesia abbiano ancora molto da esprimere, dire e indicare. Personalmente ritengo che la poesia abbia ancora una missione da svolgere e il poeta deve perseguire questi obiettivi, se è poeta. Se invece scrive per scrivere (il che va benissimo lo stesso!), forse perde di vista il senso della poesia. Ma è un parere del tutto personale: inutile contraddirmi, perché le opinioni del tizio, del caio e del sempronio valgono o no quanto le mie.
Comprendo bene tutte le vostre obiezioni e idee al riguardo, ciascuno ha la sua opinione fondata sul proprio essere, sulle proprie esperienze e ciascuno scrive per uno scopo, qualunque poi questo sia. Per quanto riguarda il mio pensiero, e so che mi si potrebbe contraddire, ritengo che sia il poeta che la poesia abbiano ancora molto da esprimere, dire e indicare. Personalmente ritengo che la poesia abbia ancora una missione da svolgere e il poeta deve perseguire questi obiettivi, se è poeta. Se invece scrive per scrivere (il che va benissimo lo stesso!), forse perde di vista il senso della poesia. Ma è un parere del tutto personale: inutile contraddirmi, perché le opinioni del tizio, del caio e del sempronio valgono o no quanto le mie.
Un cordiale saluto.
non è per contraddire, solo spiegare, una missione è uno spazio tempo che s'impegna a diffondere un dogma, una religione, una regola, una dottrina, etc.etc. cosa ha a che fare con la poesia?
Comprendo bene tutte le vostre obiezioni e idee al riguardo, ciascuno ha la sua opinione fondata sul proprio essere, sulle proprie esperienze e ciascuno scrive per uno scopo, qualunque poi questo sia. Per quanto riguarda il mio pensiero, e so che mi si potrebbe contraddire, ritengo che sia il poeta che la poesia abbiano ancora molto da esprimere, dire e indicare. Personalmente ritengo che la poesia abbia ancora una missione da svolgere e il poeta deve perseguire questi obiettivi, se è poeta. Se invece scrive per scrivere (il che va benissimo lo stesso!), forse perde di vista il senso della poesia. Ma è un parere del tutto personale: inutile contraddirmi, perché le opinioni del tizio, del caio e del sempronio valgono o no quanto le mie.
Un cordiale saluto.
non è per contraddire, solo spiegare, una missione è uno spazio tempo che s'impegna a diffondere un dogma, una religione, una regola, una dottrina, etc.etc. cosa ha a che fare con la poesia?
Missione si può anche intendere come termine laicissimo, come "mission", cioè intento, obiettivo e traguardo...
"Missione si può anche intendere come termine laicissimo, come "mission", cioè intento, obiettivo e traguardo..." di questo parlavo, comunque sia se ho un obiettivo o un traguardo significa che devo dimostrare, proporre , offrire qualcosa...la poesia non deve dimostrare nulla a nessuno altrimenti diventa dogma , religione, obiettivo, traguardo...questo intendo. Non per farti cambiare idea, ma per dirti come la vedo io...un caro saluto
astrea wrote: "Missione si può anche intendere come termine laicissimo, come "mission", cioè intento, obiettivo e traguardo..." di questo parlavo, comunque sia se ho un obiettivo o un traguardo significa che devo dimostrare, proporre , offrire qualcosa...la poesia non deve dimostrare nulla a nessuno altrimenti diventa dogma , religione, obiettivo, traguardo...questo intendo. Non per farti cambiare idea, ma per dirti come la vedo io...un caro saluto
Certo che accetto (e faccio mie le tue obiezioni, elegantissime!), ma abbiamo da dire..., molto!
Comprendo bene tutte le vostre obiezioni e idee al riguardo, ciascuno ha la sua opinione fondata sul proprio essere, sulle proprie esperienze e ciascuno scrive per uno scopo, qualunque poi questo sia. Per quanto riguarda il mio pensiero, e so che mi si potrebbe contraddire, ritengo che sia il poeta che la poesia abbiano ancora molto da esprimere, dire e indicare. Personalmente ritengo che la poesia abbia ancora una missione da svolgere e il poeta deve perseguire questi obiettivi, se è poeta. Se invece scrive per scrivere (il che va benissimo lo stesso!), forse perde di vista il senso della poesia. Ma è un parere del tutto personale: inutile contraddirmi, perché le opinioni del tizio, del caio e del sempronio valgono o no quanto le mie.
Un cordiale saluto.
La poesia e la sua missione..
Certo che la Poesia ha una missione, ne sono più che convinta, e il Poeta è il messaggero dell’Anima e l’Anima è un’Entità che oserei chiamare Universale!
Ci sono Poeti che rischiano la pelle con la loro poesia, perché sono il portavoce di popoli repressi che non hanno possibilità di esprimersi, che non hanno voce, e questi Poeti denunciano in versi ingiustizie e non solo. Ci sono Poeti che rappresentano talmente bene il mal de vivre, che chi legge e si trova in quello stato d’animo, si sente per lo meno un po’ compreso. E, forse, meno solo.
Ci sono Poeti che portano avanti certe filosofie e tradizioni con le loro poesie popolari. Ce ne sarebbe da elencare la “missione” del Poeta.
In una Poesia a mio avviso, ci puoi trovare di tutto dalla filosofia, alla storia, dalla psicologia a certe dinamiche anche scientifiche. Insomma, di tutto.
Non credo affatto che la Poesia sia fine a se stessa, perché è il prorompente bisogno dell’Anima di passare dal sentire alla parola.
E il Poeta? Com’è una persona che scrive poesie?
Ho riflettuto spesso sulla parola Poeta e mi sono chiesta: ma perché tutti, ma proprio tutti, non si definiscono Poeti, se scrivono poesie? Non ho mai letto da nessuna parte uno che afferma di essere Poeta. E’ forse per una sorta di “pudore”, oppure di “responsabilità”?
Io non ho difficoltà a chiamare Poeta chi scrive Poesia, perché se scrive Poesia è un Poeta, così come è scrittore colui, o colei, che scrive in prosa.
Credo comunque, che il Poeta, piccolo o grande che sia, conosciuto o sconosciuto che sia, è una persona “speciale” e per quella intuizione di cui è dotato, e per sensibilità e fantasia nel saper ricamare una metafora o un simbolo talmente bene, nel contesto del suo sentire, da sbalordire perfino se stesso.
E’ come se in quegli istanti, ci fosse un’altra mano a guidare la sua penna.
Mi ricordo del figlio di una mia collega che fin da piccolo scriveva poesia. A 12 anni ti sapeva descrivere una giornata in versi in maniera così bella e profonda. La semplicità delle sue parole era solo apparente, perché dietro alle parole c’era una acuta osservazione, vista con gli occhi dell’Anima.
Ovviamente, queste sono solo le mie convinzioni e tutto ovviamente è opinabili.
Carmen, io condivido ogni tua parola, magari altri la pensano diversamente: liberi loro, libera tu, libero io... Condivido e faccio mie le tue parole. Grazie.
Grazie Carmine per i tuoi sempre interessanti spunti di riflessione.
La poesia ha una missione? Io credo di sì. Anche se la parola missione assume toni diversi nelle epoche e nella geografia.
Ho assistito a un reading di poesie di una poetessa che scriveva bellissime e pudiche poesie d’amore (aimè non di amore filiale o coniugale si trattava) in un paese come l’Iran e per questo venne uccisa dal marito. Si può senz’altro dire che abbia fatto della sua poesia una “missione” pur sapendo i rischi che correva.
I poeti Libanesi, Palestinesi, Israeliani quando parlano della loro terra compiono una missione.
Anche gli Africani (esiste una bella antologia di poeti contro l’Apartheid). Hanno compiti “alti”. Parlano della rabbia di tutti, di bisogni primari come la libertà, la giustizia.
Per abbassare i toni, dobbiamo ammettere che qui in Occidente, in generale i sentimenti sono più riflessivi; le grandi battaglie sono già state fatte (bene o male) , sicuramente se ne dovranno fare ancora in futuro (i tempi sono sempre in mutazione) ma, al momento, viviamo in un periodo di libertà come forse mai si è goduta nella Storia.
Ecco che quindi, l’attenzione si sposta automaticamente sul singolo, sul personale. Credo che oggi la missione, lo scopo della poesia (il tono è abbassato ma l’urgenza rimane) sia quello della lotta quotidiana per la sopravvivenza decente, dignitosa. E mai con in quest’epoca l’uomo è smarrito, si sente solo, forse, anzi sicuramente, anche senza più ideali e riferimenti. Questo sente il poeta oggi e di questo parla. Dopo il Romanticismo dal ‘900 il flusso di coscienza in narrativa, il surrealismo e la psicanalisi e hanno trasformato completamente l’arte e non trovo negativo e non “missionario” parlare di sé se questa voce può appartenere a tutti.
pattystyle wrote: scusate la sgradevole "appiccicosità".
o dea! ma che hai mangiato? un barattolo di marmellata con le dita? biricchinaaa!!! sei tutta appicicaticcia. non voglio nemmeno provarmi ad immaginare i tasti del tuo pc, da brrrrrividiiiii...
pattystyle wrote: scusate la sgradevole "appiccicosità".
o dea! ma che hai mangiato? un barattolo di marmellata con le dita? biricchinaaa!!! sei tutta appicicaticcia. non voglio nemmeno provarmi ad immaginare i tasti del tuo pc, da brrrrrividiiiii...
hummm.... l'aperitivo si è protratto più del solito???